Brexit per italiani – seconda puntata

Ciao a tutti!!

Mi scuso per i pochi aggiornamenti dal precedente post, ma pure io ho passato l’ultimo mese in completa confusione come milioni di altri britannici e non. Anche se al momento ci sono ancora poche cose che sembrano accuratamente definite riguardo al gran casino chiamato ‘Brexit’, però sicuramente si può cominciare a lavorare verso il futuro.

Mi sono decisa a scrivere un nuovo articolo dopo aver attestato la totale mancanza di messaggi, annunci, articoli (tranne i soliti a sfondo politico!) e pure un solo piccione viaggiatore da parte italiana. Le autorità italiane ‘ci’ hanno completamente dimenticato, a parte nell’incontro di ieri tra Renzi e il primo ministro inglese Theresa May. Un fatto che è stato ribadito da May a Renzi ieri è che NON ci sono assicurazioni di nessuna sorta per i cittadini italiani (o EU, in generale). http://www.express.co.uk/news/politics/693875/Brexit-Italy-prime-minister-Matteo-Renzi-talks-Rome-Theresa-May-EU-referendum-EU-nationals

Questo lo voglio sottoscrivere poiché, dopo aver letto qualche commento online di italiani su forums o social media, pare non essere entrato nella testa di nessuno. Vediamo se viene capito da tutti se lo scrivo in lettere maiuscole e in grassetto:

NESSUNO HA MAI GUARANTITO CHE I CITTADINI EUROPEI SONO DESTINATI A RIMANERE IN UK DOPO BREXIT.

Mi sembra inutile ribadirlo ma … “EU citizens” include i cittadini italiani! Quindi nessuno vi sta guarantendo da parte del governo inglese che dobbiate rimanere. La May, al di là di quel che si dice, è abbastanza convinta che un Brexit ci sarà. Senza andare in analisi disfattiste senza senso stile sceneggiata melodrammatica all’italiana, molto più semplicemente prendete le dovute precauzioni per non farvi trovare impreparati, simple as that.

  • LAVORATORI DA PIU’ DI 5 ANNI (e meno di 6) in UK con contratto permanente

Fatevi la Permanent Card. Costa 65 sterline, quindi non è la fine del mondo spendere una cifra modica per mettervi al sicuro da eventuali ‘sviste’ xenofobe del governo. La Permanent Card (https://www.gov.uk/government/publications/apply-for-a-document-certifying-permanent-residence-or-permanent-residence-card-form-eea-pr) serve a definire il vostro stato di cittadino europeo perché il governo inglese a Ottobre 2015 ha ratificato che i cittadini EU devono esercitare i diritti di residenza permanente tramite l’appartenenza all’EEA/EU facendo appunto tale carta. Non farla adesso è sciocco o vi potreste trovare a far inutili file quando Brexit verrà ratificato o addirittura quando l’art. 50 viene invocato. Ho visto qualcuno dire che è bene fare anche l’iscrizione AIRE. A parte il fatto che l’ho fatta subito 7 anni fa, comunque farla vi mette al riparo da eventuali multe da parte dell’Agenzia dell’Entrate quando l’Home Office britannico incrocerà i documenti con quelli in possesso dell’ambasciata italiana. Non interferisce con la Permanent Card però, perché ai fini della PR vale solo il vostro periodo lavorativo; se eravate senza lavoro dovete dimostrare che avevate abbastanza fondi per mantenervi da soli.

  • LAVORATORI DA PIU’ DI 6 ANNI in UK con contratto permanente

Potete farvi la cittadinanza britannica. Al di là del costo (esorbitante), se avete dei risparmi per farlo e avete anche i requisiti richiesti, FATELA. Ciò vi mette al riparo da eventuali brutte sorprese future e non vi fa neppure perdere la cittadinanza italiana. Vi ricordo che gli accordi tra le due nazioni in materia di cittadinanza non hanno nessuna attinenza con l’EU e quindi la ‘dual citizenship’ rimarrà in vigore, Brexit o non-Brexit. Una postilla: dovete obbligatoriamente fare anche la Permanent Card per chiedere la cittadinanza, più Life in the UK test e test in inglese approvato dall’Home Office. Se siete laureati in Italia o altrove e avete traduzione del Naric, c’è una casistica diversa. È scritto nei guide & the booklet for naturalisation. Per entrambi potete fare il download dal sito governativo.

  • LAVORATORI DA MENO DI 5 ANNI, con o senza contratto permanente

Questa è la categoria più incerta da definire. Non ci sono documenti che attestino la vostra permanenza qui, escluso quelli lavorativi chiaramente. Se siete qui da almeno tre anni, aspettate 2 anni e fatevi la permanent card. Se siete qui da meno di 3 anni, sarete un po’ in balia del vento e di ciò che viene stabilito negli accordi…. Accordi che sono avvolti nella nebbia al momento.

  • STUDENTI UNIVERSITARI che hanno già iniziato un corso di laurea

E’ un problemone. Perché’ zitto zitto il governo britannico ha istituito anche una Permanent Card per studenti EU che sono iscritti all’università in UK. È OBBLIGATORIO avere l’assistenza sanitaria privata se non avete mai lavorato su territorio UK e siete segnati solo come studenti. (http://www.independent.co.uk/student/news/home-office-what-happens-to-eu-international-students-in-uk-after-brexit-a7132631.html ). Se non l’avete e pensavate che automaticamente eravate nell’NHS, beh sbagliato… Se siete ancora segnati all’ASL italiana e pensavate che ciò bastasse per garantirvi qualcos’altro oltre che i servizi di emergenza, beh sbagliato… Insomma, questa è stata una poco-pubblicizzata pugnalata alla schiena per tutti gli studenti. L’SFE (Student Finance England) pure garantisce i fondi per le tuition fees solo fino al compimento dell’anno universitario 2017/2018 per i cittadini EU. Io sono addirittura nel loophole di tale legge, perché sono sposata a un cittadino britannico il cui lavoro provvede assistenza sanitaria privata che copre pure me. Peccato che i cittadini britannici non sono compresi nella lista di chi può essere sponsor di uno studente EU!!! Quindi personalmente ho solo opzione di diventare cittadina britannica ma cosa succede a chi l’opzione non ce l’ha?

  • STUDENTI e LAVORATORI CHE SONO IN CORSO DI TRASFERIMENTO

Se non avete già in mano un contratto permanente con almeno 20-25,000 sterline lorde all’anno… scusate ma chi ve lo fa fare?? Perché’ la burocrazia italiana sembrerà un giochetto in confronto alla babele di documenti che dovrete presentare qui in UK da ora in poi. Non molto dissimile dai visti australiani, canadesi e statunitensi, VERO. Ma preparatevi a ciò da qui in avanti perché il Brexit è stato deciso in modo esponenziale dal voto che riguarda il fattore immigrazione dall’Europa. Questi controlli fanno felici i locali, che non vogliono essere invasi da gente non qualificata che (secondo loro) uccide il mercato del lavoro per i locali.

Se avete bisogno di ulteriori informazioni, commentate sotto l’articolo e provvederò un indirizzo email 🙂

Alla prossima,

Merlin

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